lunedì 28 luglio 2008

Che accade in Bosnia?

Segnalo un interessante fondo, uscito oggi sul Corriere della Sera, firmato da Paddy Ashdown, ex Alto Rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia. Solleva, all'indomani dell'arresto di Karadzic, delle importanti questioni circa il futuro assetto dei Balcani e in particolare appunto della Bosnia e della sua natura statale tripartita. E' molto interessante, merita una lettura approfondita.

Mi segnala Biljana, sempre più attenta di me sul fronte della stampa internazionale, un pezzo uscito sul Telegraph proprio a proposito di quanto scritto sul Corriere. Per chi volesse, eccolo qui.

domenica 27 luglio 2008

Infrastrutture & Co.

Da quando sono arrivato in Lombardia mi sono occupato spesso di infrastrutture, grandi opere e investimenti. Temi che non conoscevo e che pian piano, invece, ho cominciato a capire. Da qualche tempo il direttore di E-Polis mi ha chiesto di approfondire le mie conoscenze di economia e così sto studiacchiando qua e la rubando tempo al sonno.

La settimana scorsa ho intervistato il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, che mi ha spiegato un po' la faccenda del Ponte sullo Stretto di Messina. Un'opera faraonica (costerà oltre quattro miliardi di euro) che personalmente non so quanto possa servire all'Italia: c'è chi dice tantissimo e c'è chi non ne vuole sentir nemmeno parlare. Per chi volesse saperne di più sul Ponte e sui progetti dell'Anas sotto il governo Berlusconi, comunque, ecco l'intervista.

sabato 26 luglio 2008

Balcaniche questioni

Faccio un riassunto di alcune questioni lasciate in sospeso in questi mesi dal fronte orientale, e in particolare dalla Serbia. La prima è quella del Kosovo, diventato indipendente, che ha cambiato ancora una volta la geografia della regione. Premetto subito che ho sempre pensato che la via dell'autodeterminazione dei popoli, sia per il Kosovo sia per il Montenegro, fosse quella giusta per ricompattare le tensioni in una parte di mondo frastagliata e alla ricerca di una sua identità.

Può sembrare un paradosso - dividere per unire - ma sono convinto che prima o poi, con l'ingresso di questi Paesi nell'Unione Europea, le cose miglioreranno. E' una posizione, questa, che sostenevo anche all'indomani dell'indipendenza in un editoriale pubblicato su Epolis. Sono ben accetti commenti, anche se l'articolo è ormai un po' datato. Stessa cosa anche per quest'altro pezzullo, il cui focus era l'aspetto religioso più che quello politico.

Notizia di questi giorni, invece, è l'arresto di Radovan Karadzic a Belgrado. Un atto fondamentale per la Serbia del dopo Kosovo (la sua latitanza, durata 13 anni, è finita a quattro mesi dall'indipendenza di serbo-albanesi) che la proietta verso Bruxelles e l'occidente europeo. Si sono dette tante cose a proposito dell'impunità di cui hanno goduto dal '95 a oggi i criminali della guerra nella ex Jugoslavia e penso che molte siano vere. Di certo, se Karadzic non era ancora stato preso e Radko Mladic è ancora libero, la colpa è del governo serbo che non ha avuto - fin'ora - alcuna intenzione di fare luce su quegli anni sanguinosi. Ferite che per tanti sarebbe meglio dimenticare, ma che non possono essere lasciate senza un perché. Karadzic e Mladic devono rispondere di genocidio, di crimini contro l'umanità, di torture e della violazione della convenzione di Ginevra. E devono render conto al mondo, soprattutto, dell'urbicidio di Sarajevo (una delle città più belle che mi sia capitato di vedere) e dello sterminio della popolazione di Srebrenica. Ho scritto due pezzi su questa vicenda: il primo è una cronaca dell'arresto, il secondo un resoconto di ciò che accadde per mano di questi due criminali dal '92 al '96.

martedì 22 luglio 2008

Karadzic & Co.

Un'intrusione in un mondo altro (ormai da un po' di tempo) per un aggiornamento doveroso. In effetti, era doveroso anche scrivere qualcosa sul Kosovo diventato indipendente e su tutto quello che ne è seguito. Chissà se anche la cattura di Radovan Karazic (l'aggiornamento, appunto) è stata una conseguenza di ciò. Certo l'arresto del macellaio serbo è una bella notizia, soprattutto per le donne di Srebrenica, che l'11 luglio scorso, come ogni anno da tredici anni, hanno pianto i propri mariti, figli e fratelli nel memoriale di Potocari. Forse ci voleva proprio l'indipendenza del Kosovo per scovarlo nella "sua" Serbia, a due passi da casa sua. D'altronde, ogni Stato ha la sua Corleone.

lunedì 28 gennaio 2008

Sgarbi cortesi

Continua il ciclo di intrerviste più o meno politiche inaugurato nei primi giorni dell'anno. Dopo Pecoraro Scanio e Formigoni, ieri è stata la volta di Vittorio Sgarbi (che, da qualche tempo, è anche assessore alla Cultura a Milano). Lo dico subito: a me l'uomo piace assai. Polemico al punto giusto, spaccapalle quanto basta, sempre e comunque indipendente e libero. Poi si può essere o meno d'accordo con quanto dice, ma almeno ha sempre il coraggio di parlare apertamente e senza nascondersi dietro un melenso buonismo.

L'intervista
, tirando le somme, è andata bene. L'ho braccato al Museo di Storia Contemporanea di Milano e dopo aver fatto un giro insieme con lui (e altri ragazzi accalappiati per strada) per le sale dell'abitazione settecentesca che ospita l'esposizione, abbiamo chiacchierato di società, di politica, cultura e civismo.

Un giorno, prima o poi, scriverò anche della corte dei miracoli che quest'uomo - volente o nolente - si porta dietro. Fa parte del personaggio, d'altronde. Sempre, almeno con me, gentilissimo.

venerdì 25 gennaio 2008

Wanted

Non se lo saranno chiesto in molti, ma per quelli che l'hanno fatto ecco la rassicurazione: sono vivo. Solo non ho granché da raccontare in questi giorni. Passerà presto.

Ci sono tante cose che ho lasciato in sospeso: la questione Malpensa, giusto per riprendere l'ultimo posto. E poi le presidenziali in Serbia, le dichiarazioni di Thaci sul Kosovo indipendente, la caduta del governo Prodi e il rimpianto per l'interruzione dell'ottimo lavoro che D'Alema stava facendo come ministro degli Esteri, alcune cose interessanti dalla cronaca di Milano e la seconda parte della bibliografia essenziale sui Balcani.

Un po' di cose, appunto. Che riprenderò a breve. Devo solo rimettere le idee in ordine. Ancora un po' di pazienza, chiedo venia.

lunedì 14 gennaio 2008

Malpensa e dintorni

E' da qualche tempo che seguo la vicenda di Malpensa e il dibattito politico-economico che ne è seguito e che ancora tiene banco. Ci sono alcuni spunti interessanti di riflessione che evito di anticipare ma che scriverò a breve, forse già domani, sul giornale.

Per ora, invece, vi invito a leggere l'intervista che ho fatto ieri al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Due i temi di fondo della chiacchierata: i rifiuti campani e Malpensa, appunto.

Per altri spunti sull'argomento, ecco cosa pensano Tito Boeri, architetto, e Marcello Saponaro, Consigliere regionale dei Verdi.

domenica 13 gennaio 2008

Amarcord aneddotico

Non mi ricordo che anno fosse, se era il 2000 o il 2001. Non mi ricordo, e forse non ha granché importanza. Quello che però è certo è che ero a Roma, al mio primo anno di università, e che quella era la prima lezione di semiotica alla quale partecipavo. Davanti a noi studenti, in un'aula magna di qualche dipartimento di piazzale Aldo Moro, c'era la professoressa, e insieme con la professoressa c'era un giovane assistente dai capelli neri e dagli abiti ancora più neri. Si chiamava, lo scoprii pochi minuti più tardi, Franciscu Sedda: carlofortino, venticinquenne o poco più, studioso di semiotica della cultura, era l'autore di un testo sul ballo sardo che noi studenti avremmo dovuto studiare e poi portare all'esame. Alla fine di quella prima lezione mi avvicinai a lui: mi presentai e gli spiegai che collaboravo con l'Unione Sarda e che mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo sul suo lavoro, che sarebbe stato pubblicato di lì a qualche giorno. Inutile dire che non se ne fece niente: tra lezioni, casi di cronaca da seguire e primo anno da universitario, non scrissi mai quel pezzo.


Ma qualche mese più tardi lo rincontrai. Niente università, quella volta, e niente Roma. Eravamo entrambi a Firenze, alla Fortezza da Basso, per il primo social forum europeo: io ero lì, insieme con Giorgio Pisano, a seguire l'evento per l'Unione, mentre lui era lì per la prima uscita pubblica di Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, il primo vero movimento indipendentista sardo.

Furono giorni belli, quelli di Firenze. Io scrissi il primo articolo sul movimento (con qualche errore che non so se mai mi è stato perdonato), mangiai il maialetto al mirto che ogni tanto spuntava da sotto il tavolo di Irs, seguii l'incontro tra Gavino Sale e José Bové e conobbi questi uomini e queste donne che stavano facendo una cosa semplice ma rivoluzionaria: iniziavano a creare le basi per far prendere, ai sardi, coscienza della possibilità dell'indipendenza dallo Stato italiano.

Questo post di oggi, un po' aneddotico e un po' nostalgico, è dedicato a tutti loro. A quelli che finiscono sui giornali e a quelli che lavorano nel silenzio; a quelli che tirarono in testa ai capoccioni dell'Enel una secchiata di carbone e a quelli che sbarcarono all'isola di Santo Stefano per protestare contro i sottomarini atomici americani; a quelli che bloccarono il Lungotevere contro l'arrivo delle scorie nucleari in Sardegna e a quelli che nei giorni scorsi si sono beccati le manganellate della polizia perché non volevano la spazzatura napoletana. A loro, insieme con questo post, un grazie. Per varie cose, tra le più diverse.

lunedì 7 gennaio 2008

La matassa balcanica

Più volte ho scritto, sia su questo blog sia sul giornale, della stretta relazione che intercorre tra la questione del Kosovo e quella della Bosnia. La fine della guerra nei Balcani con gli accordi di Dayton del 1995 ha fatto cessare l'utilizzo delle armi ma non è stata in grado di dare stabilità a questa regione a due passi dall'Italia. Un'ulteriore conferma di quanto scritto da me e da altri ben più auterovoli studiosi, è la dichiarazione fatta quest'oggi dal primo ministro Sloveno Janez Jansa, che dalla scorsa settimana è alla guida del turno di presidenza della Ue. "Il futuro della Bosnia Erzegovina, divisa in due entità e praticamente incapace di amministrarsi senza l'aiuto delle istituzioni internazionali - ha detto Jansa - rappresenta un problema più grave per la stabilità dei Balcani del Kosovo. Per quest'ultimo, infatti, la situazione è più chiara, mentre per la Bosnia bisogna vedere se e come funziona l'accordo di Dayton".

Un allarme lanciato alla vigilia dell'incontro di inizio semestre e che vedrà la Slovenia impegnata direttamente a cercare di risolvere il rebus sullo status giuridico del Kosovo. Che non potrà avere però una soluzione senza una riorganizzazione del governo bosniaco: "A lungo termine è insostenibile avere un Paese che non è in grado di governarsi da solo ed ha costante bisogno di un governatore internazionale".

Classiche classifiche

Ormai è diventato un appuntamento annuale: il sondaggio di Ipr marketing sul gradimento che sindaci, presidenti di Provincia e Governatori ottengono dai propri amministrati è un utile strumento d'analisi sociopolitica da non perdere. Almeno per me: perché mi accorgo, ogni giorno che passa, che faccio parte sempre più delle minoranze del nostro Paese. Quindi delle due l'una: o sono sbagliato io o sono sbagliati i sondaggi...