Non mi ricordo che anno fosse, se era il 2000 o il 2001. Non mi ricordo, e forse non ha granché importanza. Quello che però è certo è che ero a Roma, al mio primo anno di università, e che quella era la prima lezione di semiotica alla quale partecipavo. Davanti a noi studenti, in un'aula magna di qualche dipartimento di piazzale Aldo Moro, c'era la professoressa, e insieme con la professoressa c'era un giovane assistente dai capelli neri e dagli abiti ancora più neri. Si chiamava, lo scoprii pochi minuti più tardi, Franciscu Sedda: carlofortino, venticinquenne o poco più, studioso di semiotica della cultura, era l'autore di un testo sul ballo sardo che noi studenti avremmo dovuto studiare e poi portare all'esame. Alla fine di quella prima lezione mi avvicinai a lui: mi presentai e gli spiegai che collaboravo con l'Unione Sarda e che mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo sul suo lavoro, che sarebbe stato pubblicato di lì a qualche giorno. Inutile dire che non se ne fece niente: tra lezioni, casi di cronaca da seguire e primo anno da universitario, non scrissi mai quel pezzo.
Ma qualche mese più tardi lo rincontrai. Niente università, quella volta, e niente Roma. Eravamo entrambi a
Firenze, alla Fortezza da Basso, per il primo
social forum europeo: io ero lì, insieme con
Giorgio Pisano, a seguire l'evento per l'
Unione, mentre lui era lì per la prima uscita pubblica di
Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, il primo vero movimento indipendentista sardo.
Furono giorni belli, quelli di
Firenze. Io scrissi il primo articolo sul movimento (con qualche errore che non so se mai mi è stato perdonato), mangiai il maialetto al mirto che ogni tanto spuntava da sotto il tavolo di Irs, seguii l'incontro tra
Gavino Sale e
José Bové e conobbi questi uomini e queste donne che stavano facendo una cosa semplice ma rivoluzionaria: iniziavano a creare le basi per far prendere, ai sardi, coscienza della possibilità dell'indipendenza dallo Stato italiano.
Questo post di oggi, un po' aneddotico e un po' nostalgico, è dedicato a tutti loro. A quelli che finiscono sui giornali e a quelli che lavorano nel silenzio; a quelli che tirarono in testa ai capoccioni dell'
Enel una secchiata di carbone e a quelli che sbarcarono all'isola di
Santo Stefano per protestare contro i sottomarini atomici americani; a quelli che bloccarono il
Lungotevere contro l'arrivo delle scorie nucleari in
Sardegna e a quelli che nei giorni scorsi si sono beccati le manganellate della polizia perché non volevano la spazzatura napoletana. A loro, insieme con questo post, un grazie. Per varie cose, tra le più diverse.